Con la Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza contro le politiche di Regione Lombardia

«Aderiamo al presidio di oggi sotto Palazzo Lombardia e invito a sottoscrivere la petizione lanciata su Change.org alla pagina http://chn.ge/2wQki6Z»

«La Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza fa appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini invitandoli a manifestare il dissenso contro le politiche di Regione Lombardia che minano la libertà di azione dei Centri Antiviolenza e, con questa, quella delle donne. La violenza contro le donne non accenna a diminuire, mentre l’autonomia d’azione ed economica dei Centri Antiviolenza viene sempre più limitata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre»: così si apre su Change.org il testo di una petizione che Franco Bordo, Deputato di Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista, invita con convinzione a sottoscrivere, aderendo inoltre al presidio di oggi sotto Palazzo Lombardia.
«Da oltre trent’anni, i Centri Antiviolenza garantiscono che le donne possano uscire dalla violenza scegliendo in autonomia come farlo, sostenute da Associazioni che rispettano e tutelano la riservatezza della storia riportata dalla donna e il suo anonimato, non la obbligano a una denuncia senza la garanzia di una sua sicurezza personale e la accompagnano rispettando la sua volontà, valorizzando le sue risorse e i suoi desideri, consentendole di raggiungere i suoi obiettivi», spiega il parlamentare, riprendendo il testo della petizione. «L’esperienza dei Centri Antiviolenza maturata in 30 anni di lavoro dimostra che l’anonimato delle donne e la segretezza delle loro storie porta un duplice risultato: le donne si aprono con fiducia e le loro vite non sono messe a rischio. Regione Lombardia, imponendo ai Centri Antiviolenza la registrazione del codice fiscale delle donne, contrasta questa modalità di lavoro», prosegue il testo su Change.org.
«Per le donne è importante poter scegliere quando denunciare decidendo i passi del loro percorso. La denuncia spesso espone le donne alla vendetta dell’uomo, soprattutto se non si è valutato prima ogni rischio e conseguenza di questa decisione», aggiungono dai Centri Antiviolenza. «L’esperienza dei Centri Antiviolenza conferma l’importanza della pratica politica di relazione con le donne, una metodologia riconosciuta anche a livello nazionale (Intesa Stato Regioni) che ha salvato migliaia di donne dalla violenza. Regione Lombardia sta costruendo un albo regionale che accredita anche soggetti che non rispettano questo metodo, vanificando così anni di impegno politico e di risultati raggiunti».
«Regione Lombardia non può svicolare dalla convenzione di Istanbul», conclude Franco Bordo. «Il testo della convenzione, all’articolo 7, parla chiaro: i diritti della vittima devono essere al centro di tutte le misure e le politiche vanno attuate nel solco di una collaborazione efficace tra enti, istituzioni e organizzazioni pertinenti. Occorre dunque ritirare tutte le delibere che vadano in direzione contraria alla libertà di scelta delle donne».
È possibile aderire alla petizione alla pagina http://chn.ge/2wQki6Z.