La replica a Carletti: «Le riforme sanciscono diritti»

«Fa piacere leggere che Paolo Carletti si stia interessando con approccio positivo al progetto di Liberi e Uguali, la nuova formazione politica guidata dal Presidente Piero Grasso. Credo però che con Carletti ci si debba intendere subito su che cosa si intende con riformismo: certo, se il concetto resta quello degli ultimi mesi o anni, in cui, nel nome del riformismo, si sono attaccate le condizioni dei lavoratori, degli studenti e dei pensionati, ecco, non sono quelle le riforme a cui ambire»: si apre così la risposta di Franco Bordo, Deputato di Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista, alle dichiarazioni del segretario provinciale del PSI e consigliere comunale cremonese apparse sulla stampa locale del 7 dicembre.
«Una prima riforma fondamentale sarebbe quella della riduzione delle spese militari, che invece nel nostro Paese continuano a crescere; allo stesso modo, ci vorrebbe una seria riforma del sistema fiscale, che affermi maggiore equità: si vada a prelevare nel 10% della popolazione che detiene oltre il 50% della ricchezza», spiega il parlamentare. «Altra riforma necessaria, quella della lotta alla corruzione: se sono queste le riforme di cui vogliamo parlare, caro Carletti, mi trovi d’accordo», aggiunge Bordo.
«Penso che questo Paese abbia davvero bisogno di riforme, ma riforme democratiche, partecipate dai cittadini, con il consenso loro e dei corpi intermedi, delle organizzazioni sindacali e non solo. Parlo di riforme che puntino a modificare l’attuale sistema pensionistico. I giovani che oggi lavorano potranno andare in pensione solo a 71 anni: su questo bisogna andare in direzione opposta alla controriforma della Fornero, che non ha sancito diritti. Per me le riforme sono proprio quelle che sanciscono diritti e generano progresso. Positiva, per esempio, è stata la riforma delle unioni civili; spero che in questi giorni se ne possa concludere un’altra, importante: quella sul biotestamento», sottolinea il Deputato.
«Ecco, queste sono riforme di progresso: il resto sono solo disquisizioni ideologiche sul termine, su cui certo non mi accaloro», conclude Franco Bordo.